lunedì 24 dicembre 2012

LETTERA NATALIZIA DI UNA BRAVA BAMBINA


Caro Babbo Natale, è da quasi una ventina d’anni che non ci sentiamo.
Sai com’è, si cresce, ti raccontano che le renne non volano e che i regali li comprano la mamma e le nonne. Niente più folletti e case in Lapponia zuccherate di neve, niente più “Ave maria del ceppo” e letterine.
Però quest’anno la letterina te la scrivo lo stesso. Forse proprio perché sono passati una ventina d’anni e sono diventata mamma e ho capito che la mamma non può comprarti in un negozio tutto quello che vorresti.
Mettiti comodo, caro Babbo, che quello che vorrei è cosa lunga. 
Vorrei che il lavoro venisse rispettato in qualsiasi sua forma, dal lavoratore autonomo al dipendente, da chi pulisce i bagni negli hotel a chi sta dietro uno sportello bancario, da chi lavora a casa a chi sta fuori tutto il giorno. Vorrei che ognuno amasse il proprio lavoro e, anche se mi rendo conto di essere molto fortunata e che forse non sarei così “speranzosa” se dovessi occuparmi tutto il giorno di un anziano o controllare l’immondizia su un nastro trasportatore, vorrei che fosse riconosciuta l’utilità e la dignità di ogni lavoro, perchè ogni lavoro è utile nel suo contesto ed è dal lavoro e dall’indipendenza che quello garantisce (o dovrebbe garantire) che possiamo trarre dignità e rispetto per noi stessi.
Vorrei un sistema d’informazione che si occupasse di questioni serie, vere, magari anche in modo divertente, e che non sprecasse nemmeno una riga per speculare su personaggi artificiosamente famosi e – peggio ancora – sui loro figli. Vorrei che diventassero famose persone che hanno fatto qualcosa di grande, di memorabile, e non uomini che hanno semplicemente cambiato donne come cambiano i calzini e donne che hanno solo scelto bene a chi svendere la propria dignità.
Vorrei che nessun uomo si sentisse in diritto di considerare una donna come la sua proprietà.
Vorrei che non esistesse la parola “diverso”, perché non esiste un canone universale a cui conformare tutto il resto. Vorrei che non ci fossero famiglie di serie A e di serie B, a seconda dell'orientamento sessuale dei genitori. Vorrei che quando si progetta un marciapiede si tenessero in considerazione i bisogni delle persone in carrozzella e che nessuna struttura termale ponesse problemi d’ingresso a un disabile perché gli rovina l’immagine.
Vorrei che non si parlasse di beneficienza ma di giustizia. Perché nascere in una famiglia piuttosto che in un’altra o con tutti gli organi ben funzionanti non è un diritto né un merito. È solo culo*.

Vorrei una politica più giovane, più onesta e più laica. Vorrei che gli stipendi in parlamento fossero stipendi normali, perché si dovrebbe fare politica per passione, per dedizione al bene pubblico e non per guadagnarci.
Vorrei non sentire parole come “conservatori”, “choosy” e “fannulloni”. Vorrei che i politici proponessero progetti seri e concreti, parlando alla parte più alta e razionale di me, e non si rivolgessero ai miei istinti e alla mia pancia, con appelli populistici e promesse fallimentari.
Vorrei che non si basassero le campagne elettorali su “togliamo le tasse”. Perché togliere le tasse significa togliere lo stato sociale, togliere la scuola ai bambini e l’ospedale quando ci si ammala, significa niente illuminazione pubblica di notte e strade dissestate, significa che chi è forte sopravvive e chi è debole si arrangia. Ed è vero che le tasse hanno anche finanziato gli sprechi e i lussi di certi maiali seduti in Parlamento o nelle Regioni, ma è come dire di voler smettere di mangiare perché una volta i bastoncini di pesce ti hanno fatto vomitare. Togli i bastoncini, ma non smettere di mangiare.
Vorrei – sentitamente – non dover più vedere Silvio Berlusconi: se non per un suo improvviso pentimento e voglia di riparare al disastro morale e materiale inflitto al nostro Paese, almeno per puro e semplice senso della decenza.

Vorrei che lo sviluppo di un Paese non si misurasse in base a quanto consuma ma in base a quanto offre ai suoi cittadini, soprattutto in termini di servizi e beni immateriali. Vorrei che non si considerasse un disastro aver comprato un giocattolo in meno a tuo figlio per Natale (ops… volevo dire aver ricevuto da Babbo Natale un giocattolo in meno!), perché l’amore non si misura in quante cose ti compro ma in quanto tempo, energie e pensieri ti dedico.
E si misura anche nella qualità del mondo che lascio, a mio figlio.

Caro Babbo Natale, so di avere esagerato. Ci mancava solo “la pace del mondo” e avrei dovuto rivolgermi direttamente al Padreterno. O partecipare a Miss America.
Ma se esaudirai anche solo due o tre dei miei desideri, giuro che sarò la bambina più buona del mondo, che mangerò senza fare storie tutto quello che la mamma mi mette nel piatto, che sarò paziente con mia nonna e con mio figlio e non litigherò con mia sorella. Vorrei una deroga speciale per mio marito, quando lascia tutta la spesa sul tavolo o dice, con tutta l'innocenza del mondo, che non vede l'utilità di spolverare. Ma giuro che farò il bagno e mi depilerò senza fare storie.

Ci sentiamo tra venti anni.
tua
francesca

* Sì, lo so. Sto parlando di un’equa redistribuzione delle risorse, su scala nazionale e mondiale. E forse non sono sincera. Perché probabilmente significherebbe, per me, tornare a vivere come viveva mia nonna, senza elettricità e possedendo solo quel minimo che serve per vivere. Ma vivere come viveva mia nonna significa anche, per tutti gli altri, mangiare tutti i giorni e avere di che vestirsi. Che, per tutti gli altri, non è poco.

p.s. L’immagine è quella che avevo disegnato per Barbara-Mamma fatta così, per il suo primo post su DM. Lo avete letto? Avete letto gli altri? Correte a farlo!!

TANTI AUGURI, A TUTTI VOI, PER UN BUONISSIMO NATALE!

14 commenti:

  1. Caspita che richieste! Ehi, ma che vedo, Babbo Natale sembra dirti ok? Ti ascolterà? :)
    Che illustrazione, che illustrazione!!!! A me quel Babbo emoziona. Stiamo a vedere se è anche ricettivo e esaudirà questi desideri (condivisibili).
    Un abbraccio, ma grosso

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    1. se lo dici tu, che sta dando l'ok, allora mi fido!!! :-D un mega abbraccio e auguri anche a voi e allo Splendido Killò!

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  2. potresti essere mia figlia e se così fosse ne sarei davvero molto orgogliosa...
    Un abbraccio e non cambiare mai

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    1. :-) grazie... mi hai fatto arrossire!! buon natale!

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  3. Che "postone"!!! Un bel da fare per Babbo Natale! ;-)

    Tanti cari e affettuosi auguri di Buon Anno!
    Baci

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  4. Franci, sei speciale... e questa lettera lo dimostra. Hai scritto delle cose bellissime, che desidereremmo in molti...
    Un abbraccio fortissimo da noi tre a voi tre!
    AUGURI!!!!

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    1. auguri anche a voi... lo sapevo che in molte cose ci trovavamo d'accordo!! :-P

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  5. Mamma mia Francesca, posso sottoscrivere tutto?
    Queste tue parole mi fanno capire che siamo proprio allineate su molte cose e mi auguro che sia un ottimo inizio per l'anno che sta per arrivare.
    Un'unica cosa la vorrei un po' diversa, o forse la vedo solo da un'altra prospettiva. Questa: "Vorrei che non esistesse la parola “diverso”, perché non esiste un canone universale a cui conformare tutto il resto"
    Io vorrei che venisse esaltata la diversità di ognuno di noi e delle nostre culture, perchè siamo esseri unici e irripetibili, uno diverso dall'altro. Ma invece di crescere nella paura di "sentirsi diversi" mi piacerebbe che educassimo i nostri figli ad amare e rispettare le diversità. Forse in questo modo alcune delle tue richieste diventerebbero immediatamente esaudibili.
    Un buuon 2013
    Monica

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    1. ciao Monica e buonissimo 2013 anche a te!!
      In effetti hai ragione: la parola "diverso
      " come la intendi tu ha un'enorme importanza e andrebbe valorizzata anzichè abolita. Nella lettera - e ho visto che l'hai capito - mi riferivo a un altro concetto di diverso, cioè a quando si usa la parola "diverso" per connotare qualcosa di "altro" da noi, che consideriamo "fuori" dal gruppo di cui facciamo parte e che sentiamo come dominante. Che può essere un gruppo razziale, o sessualmente connotato o semplicemente di "sani" contro "disabili". Fondamentalmente è il concetto di "diverso" che sento esprimere ultimamente da alte e pie sfere (e che mi dà sui nervi in modo tremendo) o che vivo ogni volta che torno al mio paese e mi trovo a percorrere marciapiedi - nuovi - fatti di saliscendi, strettoie e angoli, perchè nessun ingegnere comunale si è premurato di considerare la loro percorribilità da parte di una persona in carrozzella (o anche da parte di una mamma con carrozzina, se vogliamo vederla da un altro punto di vista ancora...)

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  6. Mi ero persa questo tuo bellissimo post, un piacere leggerlo. Ti auguro di realizzare tutti i tuoi desideri e ti mado un abbraccio

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    1. Un abbraccio e tantissimi desideri realizzati anche a te!! :-)

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  7. l'ho letta solo ora..

    Che dire...

    credo che Babbo ci stia ancora lavorando!

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    1. :-) misà proprio di sì... o forse l'ha persa, chissà... :-P

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