Da un anno a
questa parte le nostre vacanze si svolgono su ruota. L’estate scorsa roulotte,
ad aprile
camper e ora ancora roulotte, ben posizionata all’ombra di tre pini
in un campeggio vicino all’Argentario (e per chi se lo stesse chiedendo, non si
vede il relitto, no).
Le vacanze,
anche se passate a un’ora di distanza da casa dei miei e in un periodo in cui
l’acqua è gelata, erano per me un periodo intermedio e leggero, di sospensione
da quello che facevo e persino che ero, tutti gli altri giorni.
Ora, quando
hai un figlio piccolo, naturalmente non è più così e ci sono una routine e
degli appuntamenti a cui non puoi sfuggire: il latte la mattina, con tutta la
calma e la pazienza che serve a svuotare un biberon da 250 ml, la seconda
irrinunciabile colazione, i tete-a-tete con un angolo di sabbia appartato per
imparare a fare la pipì a comando e liberarsi finalmente del pannolino, il
pisolino pomeridiano eccetera eccetera. Senza contare che, pur con tutta la
pigrizia e la calma del caso, devo comunque lavorare.
Comunque, in
generale, le vacanze hanno su di me un effetto calmante (esattamente quello che
dovrebbero avere insomma) e mi fermo e mi diverto a guardare me stessa e gli altri,
a mettere i puntini sulle i e le
stanghette sulle t, con la precisione
di una maestrina e il divertimento di un enigmista. E faccio un sacco di "alte" considerazioni, anche.