Probabilmente
sarà facile intuire il perché del blog-silenzio delle ultime settimane.
Diciamo che
il passaggio da tre a quattro si è rivelato non dico traumatico ma quanto meno
impegnativo. E mi ha insegnato diverse cose.
Ho imparato
che un’esperienza può essere diversa da come te la aspetti e da come la
ricordi, e che tutta la paura preventiva che mi era presa a proposito del
ripetere il parto in questo caso era superflua. Non
ho ancora imparato a considerare un parto facile una cosa comunque seria, e a
curarmi di conseguenza, ma ci sto lavorando.
Ho imparato
– o meglio, ho ricordato – che il sangue non è acqua e che la figlia di una
mamma precisina non poteva che essere altrettanto precisa, spaccando le
quaranta settimane nonostante un mese di contrazioni e falsi allarmi.
Ho ricordato
anche quanto sono scomodi i letti d’ospedale e che, se le partorienti in
travaglio sono rumorose, i parenti che festeggiano lo sono ancora di più.
Ho imparato
che i neonati si assomigliano tutti ed è solo il colore dei vestiti a far
capire se sono maschio o femmina. Ho imparato anche che i vestiti da femmina
sono un rebus in cui comodità e gestione della temperatura corporea soccombono
a favore dell’estetica e che sì, è confermato, il rosa confetto mi fa veramente schifo.